Champions League: Inter e Milan, quanto pesano esperienza e nobiltà

Non il martedì di Champions League ideale per la Milano calcistica, uscita con le ossa rotte seppur con motivi e conseguenze ben differenti.


Certamente più dolorosa la battuta d’arresto del Milan che aveva sognato una notte magica nella dolce casa di San Siro e magari un miracolo di Sant’Ambrogio. E invece il Liverpool, pur zeppo di giovani e riserve, ha dimostrato quanto la nobiltà e l’abitudine a questi palcoscenici possa fare la differenza.


Un gran peccato, a maggior ragione dopo la rete iniziale di un Tomori poi in realtà protagonista anche di qualche imprecisione, al pari di un Maignan incappato probabilmente nella peggior serata da quando veste i colori rossoneri. Insomma, al momento del sorteggio tutti avevamo ipotizzato la formazione di Pioli fuori da tutto, ma nel cuore l’illusione viveva eccome. E uscire così non può che lasciare amarezza e delusione.


Ci sperava eccome anche l’Inter alla vigilia: sfatare il tabù Real Madrid e agganciare un prestigiosissimo primo posto nel girone non sembrava poi così impossibile considerato lo stato di forma eccellente dei nerazzurri.


E va detto che la prima frazione è stata anche confortante in questo senso: i ragazzi di Simone Inzaghi si sono mossi con disinvoltura al Bernabeu, mancando però di efficacia e concretezza negli ultimi venti metri. La stoccata di Kroos una punizione troppo severa per quanto visto in avvio.


Poi, però, la pressione dei Blancos è lentamente, ma inesorabilmente, cresciuta per diventare di fatto insostenibile dopo il rosso (sciagurato, ma eccessivo) a Barella. Ed è proprio la prossima squalifica del centrocampista sardo la peggiore delle notizie in previsione ottavi di finale. Altro segnale di scarsa esperienza e lucidità, individuale quanto collettiva. Il percorso per tornare a essere una big anche in Europa resta ancora indiscutibilmente lungo.





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